La mia storia
Dalla Finlandia all'Italia, fino al cuore dell'Africa
Dalla Finlandia agli USA, al Kenya, all'Italia.

L'inizio: una ragazza finlandese con una vita tranquilla
Sono nata il 29 agosto 1968 a Kausala, un paesino finlandese con pochi abitanti immerso nel verde e nella quiete tipica della Finlandia. Mio padre era ingegnere per la Halton quando l'azienda era ancora ai suoi albori. Una famiglia normale, una vita prevedibile.
Da ragazza non avrei mai immaginato che avrei trascorso gran parte della mia vita in Africa e in Italia. Credevo che sarei rimasta in Finlandia, con un lavoro stabile, una famiglia vicina, una routine rassicurante.
Sono cresciuta come la tipica "kiltti tyttö" — la "brava ragazza" in italiano. Studiosa, educata, rispettosa. Ho sempre amato le persone, le mie amiche e soprattutto gli animali.
Söpö ("carino" in finlandese) è stato il mio gatto d'infanzia, quello che mi svegliava al mattino facendomi le fusa. Anni dopo, un cane pastore tedesco di nome Riku è entrato a far parte della mia famiglia.
Erano anni di cui ho bellissimi ricordi. A scuola avevo molte amiche, ridevamo e scherzavamo spesso.
Ma la vita aveva in serbo per me qualcosa di completamente diverso.


La perdita che ha cambiato tutto
Nel 1987, mio padre è morto prematuramente a 42 anni. Io non avevo ancora compiuto 20 anni.
Com'è naturale, la sua morte improvvisa mi ha sconvolto. Ero giovane, ancora in cerca della mia strada, e improvvisamente mi ritrovavo senza la figura paterna che mi aveva sempre guidato.
Ma oltre al dolore personale, la morte di mio padre è stata l'elemento catalizzatore che ha innescato una serie di eventi a catena che hanno cambiato la mia vita per sempre.
Perché se mio padre fosse ancora stato vivo, forse non avrei accettato l'invito che stava per arrivare.

Il viaggio che ha cambiato la mia vita: cinque ore in pizzeria a Rimini
A Kausala c'era una famiglia che per me era come una seconda famiglia: Risto e Pirkko Koponen. Il loro figlio, Arto, frequentava le scuole elementari. La scuola aveva organizzato una gita scolastica a Riccione, in Italia, e cercava volontari tra i genitori.
Risto e Pirkko si offrirono di accompagnare la classe. Ma sapendo che ero triste per la perdita di mio padre, ebbero l'idea di invitarmi a quel viaggio.
Eravamo a Maggio 1988.
Potete immaginare com'è andata per una giovane ragazza finlandese bionda con gli occhi azzurri arrivare in Romagna? Sapevo che gli italiani sono molto romantici, ma non immaginavo quanto.
Durante il viaggio, ho conosciuto un ragazzo di Rimini di nome Roberto. Aveva un bel sorriso e pensai: "Molto carino... ma questo sarà sicuramente un mezzo casanova. Non mi interessa."


Abbiamo passato solo cinque ore insieme in una pizzeria di Rimini con un gruppo di amici e con la famiglia Koponen.
Non credevo che l'avrei più rivisto, specialmente perché il giorno dopo sarei dovuta tornare in Finlandia.
L'audiocassetta che ha cambiato tutto
La mattina della partenza per tornare in Finlandia, vedo arrivare Roberto all'aeroporto. Mi ha lasciato sorpresa. Dopo le foto di rito ci siamo salutati e sono salita sull'aereo, convinta che quella fosse la fine della storia.
Ma quando sono arrivata a casa in Finlandia e ho aperto il mio bagaglio a mano e ho trovato un'audiocassetta.
Roberto, quando era venuto a salutarmi in aeroporto, l'aveva fatta scivolare nel mio bagaglio, (quella borsa in pelle che vedi in foto) senza che me ne accorgessi.

Ho inserito la cassetta nel lettore. Era una lettera a voce, registrata in un inglese "terribile" — ma proprio quello ha fatto colpo.
Mi diceva che voleva conoscermi meglio, che non poteva dimenticarmi, che credeva ci fosse qualcosa di speciale tra noi.
Mi sono sentita lusingata, ma la mia parte razionale diceva: "No. Io sono una ragazza seria. Lui vive in Italia, io in Finlandia. Non può funzionare."
Eppure, qualcosa dentro di me sussurrava il contrario.

Dal primo sguardo al matrimonio
Non voglio trasformare questa pagina in una "love story" perché ho tanto altro da raccontare, ma per farla breve:
Roberto e io abbiamo incrociato i nostri sguardi il 18 maggio 1988.
Ci siamo sposati il 1° maggio 1989.
Meno di un anno. Eppure, ancora oggi, dopo oltre 36 anni di matrimonio, siamo felicemente sposati nonostante tutto quello che abbiamo affrontato insieme nella vita.
Il matrimonio nel 1989 è stata un'esperienza bellissima in Finlandia. Ma il meglio — e il più difficile — dovevano ancora arrivare.
Lo shock culturale: italiani che "urlano per amore"
Appena sposati, ci siamo trasferiti per 4 mesi in Italia. E lì ho subìto il mio primo vero shock culturale.
In Finlandia, nessuno parla a voce alta a meno che non stia litigando. La quiete è la norma. Alzare la voce significa perdere il controllo, essere maleducati.
In Italia, le persone urlano anche per dirsi che si vogliono bene.
Eravamo sposati da un mese. Eravamo a casa di amici, Mara e Antonio per pranzare insieme, con una decina di amici. Non capivo ancora l'italiano, ma tutto d'un tratto mi sono accorta che parlavano tutti insieme e a voce alta. Ho pensato: "Stanno litigando. Cosa succede?"
Mi sono spaventata. Invece stavano solo scherzando tra loro, ridendo, prendendosi in giro affettuosamente. Mi hanno spiegato che quello è semplicemente il modo in cui molti italiani comunicano. Pensai: "Ma come si fa a vivere così?"
Ma gli italiani hanno anche delle qualità che mi hanno subito affascinata.
Per esempio: possono avere grandi divergenze di opinioni, dirsi cose in faccia con parole che, se le dici in Finlandia, quella persona non ti parlerà mai più... e poi dopo dieci minuti li ritrovi a ridere e scherzare come se non fosse successo nulla.
All'inizio pensavo che gli italiani fossero tutti matti. Ora, dopo più di trent'anni, capisco meglio la cultura. Gli italiani hanno un grande cuore e sono molto veloci a perdonare e dimenticare.


Il ritorno in Finlandia e l'inizio della mia carriera
Dopo i primi mesi di matrimonio ci siamo trasferiti in Finlandia.
Io ho subito trovato lavoro come commessa a Järvenpää Kaihdin, che vendeva tende da interni e da esterni.
Quel lavoro, durato 2 anni e mezzo, mi ha insegnato l'arte di trattare con i clienti.
Ho imparato che anche un cliente che spende pochi centesimi merita lo stesso rispetto di uno che spende cifre considerevoli. La fiducia si costruisce con gesti piccoli e costanti.
Vuoi sapere come queste lezioni hanno plasmato il mio modo di lavorare? Leggi la mia esperienza professionale dettagliata →

Una foto degli anni '90 dove posano le mie colleghe di lavoro a MannerLaukku.
Purtoppo non ho trovato foto dove ci sono anche io.
Il richiamo: quando decidi di dare di più agli altri
Nel 2000 mio marito e io abbiamo sentito un richiamo più forte. Volevamo fare di più. Non solo donare qualcosa alla fine del mese, ma rendere la nostra vita uno strumento di aiuto per gli altri. È stata una scelta radicale, ma per noi era chiaro cosa volevamo: una vita degna di essere vissuta, non solo una carriera.
Abbiamo deciso di lasciare i nostri lavori stabili in Finlandia per dedicarci completamente al servizio volontario all'estero.
Nel 2002, abbiamo frequentato un corso di 5 mesi a Patterson, nello stato di New York, per prepararci a servire e aiutare dove c'era più bisogno.
Le persone più felici che abbia mai conosciuto
Ho conosciuto persone meravigliose in Kenya, persone che porterò sempre nel cuore.
Non avevano nulla, eppure erano più felici di noi che abbiamo abbondanza.
Vivevano in capanne di fango. Non avevano acqua corrente — le donne dovevano camminare ogni giorno con taniche da 10 litri e spesso erano accompagnate dai loro bambini anche loro con le tanichette da 5 litri per andare a comprare l'acqua. In tanti non avevano elettricità, cure mediche accessibili, istruzione garantita.
Eppure sorridevano. Cantavano. Si aiutavano a vicenda.
Mi hanno insegnato una lezione che nessun libro avrebbe potuto darmi: la felicità non dipende da quello che hai, ma da come vivi.
Nei 18 anni passati in Kenya, ho avuto la gioia di dare aiuto e speranza a migliaia di donne e ragazze. Ho avuto il privilegio di insegnare a diverse centinaia di loro. E di queste, almeno in una cinquantina sono contenta di aver visto un cambiamento radicale.
Da donne senza speranza e senza lavoro, a donne che ora riescono ad avere una vita soddisfacente grazie ai programmi di educazione che abbiamo portato avanti.
Vedere una donna passare dalla disperazione alla dignità — questo è qualcosa che nessuno stipendio può darti.
Qui sotto potete vedere alcuni momenti importanti dei 18 anni passati in Kenya
Gli scontri tribali del 2007: paura, resilienza e controllo emotivo
A fine 2007, le elezioni in Kenya hanno portato a scontri violenti tra tribù.
Dal 27 dicembre 2007 fino a inizio febbraio 2008, ci siamo ritrovati in una specie di "lockdown" forzato. Era troppo pericoloso per noi "Wazungu" (persone bianche) uscire di casa.
Per settimane siamo rimasti chiusi dentro con persone di varie nazioni, oltre a una coppia di keniani che avevamo accolto come rifugiati.

Rimanere a stretto contatto per così tanto tempo, con la paura di cosa succedeva fuori, con le difficoltà economiche crescenti, è stata una prova durissima. Ma mi ha anche insegnato a controllarmi di fronte alla paura e a gestire lo stress estremo. A mantenere la calma quando tutto intorno a te è caos.
Queste esperienze sono state la base della mia resilienza. Ne avrei avuto ancora più bisogno in futuro.
2020: il COVID e il ritorno forzato in Italia
Dopo 18 anni passati in Kenya, credevamo che saremmo rimasti lì per sempre.
Avevamo la nostra missione, i nostri amici keniani, una vita piena di soddisfazioni. Negli ultimi 2 anni avevo anche ricevuto in dono una gattina di nome Luna, che mi aveva portato tanta gioia.
Ma nel 2020, con l'inizio del COVID, tutto è cambiato.
L'avvenimento che ha sconvolto la nostra bellissima routine è arrivato verso settembre del 2020. Il padre di Roberto stava molto male.
Mio suocero Guido era stato portato in ospedale già più volte prima del COVID, ma questa volta la situazione era più seria.
Considerando tutto questo, abbiamo deciso che era tempo di tornare a Rimini.
Ci avevamo visto giusto. Il 30 novembre, mio suocero si sentì molto male e ha avuto un infarto. Lo hanno dovuto operare d'urgenza.
Con grandi lacrime, abbiamo lasciato il Kenya
4 dicembre 2020. Con grandi lacrime, abbiamo fatto le valigie e abbiamo lasciato il Kenya.
Lasciare l'Africa è stato terribile. Abbiamo lasciato tutta la nostra vita dietro di noi per tornare in Italia.
Il biglietto aereo che mi ha riportato in Italia
Il ritorno in Italia è accaduto in pieno COVID, in pieno inverno. Mio suocero poteva morire e non c'è stata scelta. È stata un'esperienza che mi ha ancora una volta forgiato, costringendomi ad affrontare le cose con resilienza.
Ricominciare da zero in Italia
Ho trovato lavoro con Durabilis SRL, una ditta che compra e vende orologi e gioielli di lusso. Mi hanno inserita come la loro persona referente del mercato finlandese. Tramite il loro sito e-commerce, i clienti finlandesi si mettevano in contatto con me e io facevo da tramite.
A motivo di nuove strategie, Durabilis decide nel 2023 di concentrare il mercato in Italia. Mi ritrovo senza lavoro a causa di circostanze esterne alla mia persona.
Non mi sono fermata e ho cercato di reinventarmi con corsi di formazione. Ho imparato le basi per fare i siti web. Poi, in primavera 2025, ho deciso di frequentare un corso professionale come Receptionist Business English.
Il corso mi è piaciuto molto e, a fine corso, il titolare dell'Hotel Aragosta di Cattolica mi ha dato la possibilità di lavorare per loro un paio di settimane nel pienone del periodo della Notte Rosa.
È stata un'esperienza intensa e formativa, che mi ha confermato che posso lavorare anche nel settore dell'accoglienza con la stessa passione e competenza che ho sempre messo nel retail.

Oggi: un nuovo capitolo da scrivere
Ora devo decidere la mia prossima svolta.
Mi sento ancora giovane. Sono in buonissima salute. E non voglio fermarmi.
Mi piacerebbe tornare a fare l'assistente di vendita, lavorare in un negozio, e avere la soddisfazione di trattare con i clienti. Quella è la mia scelta primaria.
Però ora posso anche fare la Receptionist in un hotel — e a Rimini di hotel ce ne sono tanti.
Siccome faccio sempre volontariato, considero più volentieri offerte per un lavoro part-time, meglio se verticale tre giorni a settimana (specialmente se fosse in un albergo).
La cosa che mi interessa è mettere una nuova pietra miliare e iniziare un nuovo capitolo della mia vita.
Quello che questa storia dice di me
Ora che conosci la mia storia, capirai perché ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa che uso ogni giorno:
- Dal matrimonio internazionale: ho imparato ad adattarmi a culture diverse e a comunicare oltre le barriere linguistiche.
- Dai 12 anni nel retail in Finlandia: ho imparato a gestire negozi in autonomia e a costruire fiducia con ogni cliente.
- Dai 18 anni in Kenya: ho imparato la resilienza, il problem-solving e la calma anche nelle situazioni più difficili.
- Dal ritorno in Italia nel 2020: ho imparato a reinventarmi, ad aggiornarmi e a non arrendermi mai.
Non sono una commessa qualunque. Non sono una receptionist qualunque.
Sono una donna che ha vissuto in tre continenti, che parla quattro lingue, che ha lavorato in autonomia per anni, che ha trattato con clienti VIP internazionali e che ha affrontato sfide che la maggior parte delle persone non può nemmeno immaginare.
E sono pronta per il prossimo capitolo.
Vuoi conoscermi meglio?
Se la mia storia ti ha incuriosito e pensi che potrei essere la persona giusta per il tuo negozio o il tuo hotel, ti invito a:
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Oppure, se preferisci, chiamami.
Una chiacchierata, in pizzeria a Rimini con un ragazzo italiano ha cambiato la mia vita.
Chissà, magari il prossimo incontro importante sarà proprio con te e la tua azienda.




























